Kitesurf — 28 maggio 2010
Intervista a Renzo Mancini

Articolo tratto da gazzetta.it.
Renzo Mancini: «La sensazione di libertà che ti dà questa disciplina non ha paragoni. Anche se non si diventa ricchi…»

MILANO, 28 maggio 2010 – “Un giorno ho visto una foto sul giornale e ho deciso che avrei praticato questo sport”. Inizia così l’avventura di Renzo Mancini nel mondo del kitesurf. Dopo quella foto ci sono state migliaia di uscite sulla tavola “attaccata” a una vela, tuffandosi nei mari di molti continenti. Ma quando può torna di corsa vicino a Olbia. “Perché ne ho visti tanti di posti, ma come la “mia” Sardegna non ce n’è (anche se mentre lo dico so che sono un po’ di parte)”.

Raccontava degli inizi.
“Facevo un po’ di wakeboard (oltre ad andare in barca a vela), ma il problema era sempre quello di trovare il motoscafo, la persona che lo guidava… Insomma non ero veramente indipendente. Invece con il kite sei trainato solo dalla forza del vento”.
Uno sport molto «verde», di questi tempi non guasta.
“Impatto zero al 100 per cento. L’unica forza motrice sta in cielo”Renzo Mancini è una di quelle persone che può dire di avere il vento per le mani: ci può descrivere un po’ questa sensazione?
“Il punto centrale è capire che noi non governiamo nulla e che siamo piccolissimi rispetto agli agenti naturali. Lo possiamo gestire al massimo, mai dominarlo. E’ importante per chi fa questo sport (e anche altre discipline marine): abbiamo a che fare con forze della natura molto più grandi di noi. Ma è bellissimo sfruttare un po’ di questa potenza per provare emozioni speciali: viaggiare sull’acqua avendo solo con una piccola barra di controllo fra le mani e una tavola sotto i piedi – la vela resta lontana da te 30 metri – è una sensazione di libertà estrema”.

La libertà estrema che confina con il pericolo? Il kitesurf è uno sport da bollino rosso?
“Tutti gli sport sono potenzialmente pericolosi. Il kite può esserloun po’ di più.Comesi diceva prima, bisogna rispettare la forze del vento e del mare. Il kite ha la capacità di farti saltare in alto anche per 10-12 metri, macon la stessa forza ti può sbattere contro un ostacolo”.

Quindi?
“In questo sport la scuola non è facoltativa ma obbligatoria. Qualcuno magari pensa di potersela cavare perché conosce il mare o fa molto sport, ma non è così”.

Con il kitesurf è difficile arricchirsi.
“Fare del professionismo è complicato, almeno in Italia. Devi fare test di materiali o l’istruttore per integrare… lo stipendio. Con soli premi e sponsor – a meno che non ti ritrovi fra i primi dieci kitesurfer del mondo – è quasi impossibile campare. Ma le emozioni che ti fa vivere…”.




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